Idrico, Pichetto: "Abruzzo come possibile modello nazionale. Servono meno gestori, più robusti"

18 feb 2026
All'Aurum di Pescara confronto sulla riforma del sistema idrico abruzzese: focus su superamento delle criticità gestionali, nuovi modelli più efficienti, riduzione dei costi e collaborazione istituzionale. Articolo di Daniela Marmugi

"La riforma del sistema idrico immaginata per l'Abruzzo potrebbe essere un modello per tutto il territorio nazionale. Servono meno gestori, più robusti, per dare un beneficio maggiore rispetto a un quadro che ha perdite superiori al 40%. Da parte dello Stato ci saranno sicuramente interventi agevolativi". A dirlo è il ministro per l'Ambiente e la Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, in occasione dell'incontro promosso da Regione Abruzzo "Acqua, la nostra forza" presso l'Aurum di Pescara, in collaborazione con ERSI Abruzzo e ACA.

L'iniziativa regionale ha rappresentato un momento di confronto sulle prospettive di riforma del sistema idrico regionale e sulle criticità del modello gestionale attuale, anche in vista delle imminenti scadenze delle concessioni e delle non conformità rispetto al quadro normativo vigente.

Necessario superare la frammentazione

Un tema complesso e centrale per il nostro Paese è quello della frammentazione nella gestione delle risorse idriche.  Secondo un'indagine Istat riferita al periodo 2020-2024, nonostante il numero dei gestori sia in continua diminuzione dall'introduzione servizio idrico integrato, avvenuta nel 1994, la problematica continua a persistere soprattutto nelle regioni del Sud e nelle province autonome.

In questo contesto, il vertice abruzzese ha evidenziato la necessità di adottare modelli di gestione più ampi e razionali, in grado di assicurare economie di scala, maggiore efficienza del servizio e tariffe più convenienti. Tra le urgenze richiamate dai presenti anche quella di intervenire sui limiti strutturali del sistema, che continuano a generare disservizi nella distribuzione dell'acqua potabile nonostante la disponibilità di risorse idriche sul territorio regionale.

L'evento si inserisce all'interno di un percorso di riforma presentato lo scorso luglio, che ha come obiettivo la razionalizzazione della gestione del sistema acqua abruzzese. Come evidenziato durante l'incontro, è necessario agire tempestivamente per rendere la legge esecutiva prima della scadenza della maggior parte delle concessioni, fissata a fine 2027.

Da sei a due gestori

Il riordino del Sistema idrico integrato abruzzese, che vede l'ERSI Abruzzo come principale interlocutore, intende superare la storica frammentazione del sistema regionale riducendo il numero delle società di gestione da 6 a 2: la pluralità di gestori che caratterizza il sistema abruzzese rappresenta secondo tutti i soggetti coinvolti nella riforma un limite alla programmazione e all'efficienza complessiva. 

Come sottolineato dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri in sede di presentazione del progetto, le gestioni in economia sono infatti "insostenibili, inadeguate e inefficaci" rispetto alle necessità attuali e future, che impongono non soltanto di affrontare le crescenti emergenze ma di gestire con efficienza le risorse a disposizione, attraverso l'azzeramento degli sprechi, la riduzione delle perdite e garantendo un'erogazione senza interruzioni ai cittadini. 

Per farlo, la riforma prevede una serie di interventi da realizzare con urgenza. Innanzitutto, si parla di aumentare il livello di infrastrutturazione: quanto più si creano interconnessioni tra i sistemi acquedottistici, quanto più è possibile consentire il trasferimento di risorsa idrica da una parte all'altra del territorio a seconda del bisogno. Altra parte del piano è la diversificazione delle fonti di approvvigionamento idrologico per far fronte alla richiesta di acqua crescente in particolari territori o in determinate stagioni dell'anno.

Altro punto centrale del testo è l'efficientamento delle attuali performance delle reti grazie a interventi gestionali mirati, che permettono anche il recupero di alte percentuali di perdite idriche agendo su digitalizzazione, distrettualizzazione e monitoraggio, grazie soprattutto ai fondi provenienti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Infine, per rendere più ottimale ed efficace la gestione, il piano punta a un'industrializzazione del servizio, alla razionalizzazione della governance e a una maggiore coerenza nella programmazione: solo con questi presupposti, secondo Sospiri, sarà possibile un sistema in grado di rispondere alle sfide legate ai cambiamenti climatici e conforme ai rigidi standard europei.

Le dichiarazioni

"L'Abruzzo chiuderà questa partita in tempo utile per permettere ad Ersi di ridisegnare il sistema di gestione del servizio idrico. Tenderemo ad una tariffa giusta che non faccia comunque venir meno investimenti e controlli", ha dichiarato Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale, che si è soffermato anche sulla modalità di gestione del servizio, esprimendo la sua netta preferenza per la gestione pubblica.

Anche il ricercatore e divulgatore scientifico Mario Tozzi, si legge, ha rimarcato come "il bene acqua" non possa che essere di competenza esclusivamente pubblica. "Solo il pubblico può coniugare valore etico e costi. Il privato avrebbe comunque poco margine". Ha inoltre, presentato esperienze che in diversi paesi del mondo hanno contribuito a ridurre sprechi e rendere più sensibili i cittadini sul problema delle risorse. "L'Appenino è tendenzialmente ricco d'acqua, ma c'è una grande disparità tra i territori", ha aggiunto Tozzi.

"I limiti dei soggetti dell'attuale gestione del modello che abbiamo ereditato credo che siano sotto gli occhi di tutti: troppi cittadini continuano ad avere problemi ad aprire il rubinetto e a trovare l'acqua potabile dentro casa. Mi auguro che la maggioranza non abbia paura di assumere decisioni e di innovare un modello di gestione per offrire un servizio migliore ai cittadini", ha detto Marco Marsilio, presidente di Regione Abruzzo.

Articolo di Daniela Marmugi