Idrogeno, Enea e Unicas studiano l'impatto nella rete del gas 

27 feb 2026
Considerati tre diversi scenari: metano puro, miscela metano e idrogeno al 20% e idrogeno puro e analizzato gli odorizzanti THT e TBM. I dati mostrano una lieve sovrastima del THT nelle miscele gas-idrogeno al 20% e una sottostima nel caso dell'idrogeno puro.

Quali conseguenza ha l'uso di idrogeno nelle reti di gas naturale per la misurazione degli odorizzanti, le sostanze chimiche che conferiscono al gas naturale un odore intenso e caratteristico per percepire eventuali fughe? A rispondere a questa domanda è un nuovo studio realizzato da Enea in collaborazione con l'Università di Cassino, pubblicato sulla rivista scientifica Sensors. 

La ricerca, si legge in una nota di Enea, ha considerato tre diversi scenari: metano puro, miscela metano e idrogeno al 20% e idrogeno puro e analizzato gli odorizzanti THT e TBM. I dati mostrano una lieve sovrastima del THT (+2,3%) nelle miscele gas-idrogeno al 20%, mentre nel caso dell'idrogeno puro la presenza dell'odorizzante TBM risulta sottostimata (-3,4%).  

I risultati dell'analisi 

"All'aumentare della quota di idrogeno, diventa più complesso garantire una percezione olfattiva costante, rendendo necessario aggiornare gli attuali standard di misura. Una sovrastima nella misura delle concentrazioni di odorizzante potrebbe comportare rischi per la sicurezza legati alla mancata rilevazione di fughe di gas. Al contrario, una sottostima potrebbe generare falsi allarmi e determinare un aumento dei costi del gestore per garantire il rispetto della soglia minima di concentrazione di odorizzante nel gas che arriva fino alle nostre abitazioni", spiega la coautrice dello studio Viviana Cigolotti, responsabile della Divisione Enea Tecnologie e vettori per la decarbonizzazione. 

La campagna sperimentale, continua la nota, si è articolata in due fasi: una prima di test su bombole con miscele di metano e idrogeno e una seconda di prove su gas naturale odorizzato prelevato da una rete cittadina e successivamente miscelato con idrogeno in una rete in scala. 

L'introduzione dell'idrogeno nelle reti di distribuzione del gas, attualmente consentita fino al 2%, costituisce una strategia promettente per ridurre le emissioni di carbonio nei settori che oggi dipendono dal gas naturale, come la produzione di energia, l'industria pesante, il riscaldamento domestico e i trasporti. 

Questa soluzione, si legge, permette inoltre di valorizzare le infrastrutture esistenti, senza richiedere modifiche significative alle tubazioni o alle apparecchiature ma comporta sfide tecniche e operative: l'idrogeno, infatti, è un gas molto leggero, con bassa viscosità e alta diffusività, caratteristiche che possono impedire una miscelazione uniforme con l'odorizzante che svolge, invece, un ruolo cruciale per la sicurezza. Di conseguenza, le letture dei gascromatografi possono risultare meno precise.