L'INTERVENTO. Nuove immagini della crosta profonda sotto i grandi sistemi geotermici della Provincia Magmatica Toscana

03 ago 2026
A cura di Monia Procesi (Prima Ricercatrice INGV), Gilberto Saccorotti (Dirigente di Ricerca INGV) e Fabio Florindo (Presidente INGV).

Dalla fine del XIX secolo, periodo che segna la nascita della geotermia industriale, la Toscana rappresenta uno dei laboratori naturali più importanti al mondo sia per lo studio che per l’utilizzo dei sistemi geotermici ad alta entalpia. Una lunga storia di sperimentazione, ricerca scientifica e sviluppo tecnologico ha reso le aree di Larderello-Travale e del Monte Amiata punti di riferimento internazionali per la produzione geotermica.

Negli ultimi anni, la forte evoluzione delle tecnologie geofisiche e dei metodi di elaborazione dei dati ha consentito di ottenere immagini sempre più dettagliate delle strutture profonde che alimentano questi sistemi. Un recente studio condotto dall’Università di Ginevra a cui hanno partecipato, fra gli altri, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università di Firenze (Lupi et al., 2026) ha restituito nuove immagini della crosta terrestre al di sotto della Provincia Magmatica Toscana, ricostruendo l’estensione dei grandi volumi magmatici presenti sotto le aree di Larderello-Travale e Monte Amiata-Radicondoli.

Utilizzando una tecnica di ricostruzione tomografica del sottosuolo basata sul rumore sismico ambientale, gli autori propongono l’esistenza di oltre 5.000 chilometri cubi di materiale magmatico parzialmente fuso nella crosta media, in grado di alimentare i sistemi geotermici toscani e comparabili, per dimensioni, a grandi sistemi magmatici come Taupo o Long Valley.

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