Durante l'incontro, promosso da Task Force Italia, istituzioni, imprese ed esperti si sono confrontati sulle principali sfide per la competitività e la resilienza del Paese, con la necessità di rafforzare gli investimenti, accelerare l'innovazione tecnologica e superare gli ostacoli burocratici. Il confronto ha sottolineato il ruolo strategico della collaborazione pubblico-privato per coniugare crescita economica, tutela ambientale e autonomia infrastrutturale. Articolo di Rossella Lettieri
La transizione energetica, la tutela e la gestione sostenibile delle risorse idriche, l'economia circolare e la valorizzazione del mare sono stati i temi al centro del Meeting di Montecitorio 2026. L'incontro promosso da Task Force Italia, svoltosi a Roma presso il Palazzo Wedekind, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, imprese ed esperti per confrontarsi sulle sfide che attendono il Paese e individuare soluzioni concrete, mettendo in evidenza il ruolo strategico degli investimenti, dell'innovazione tecnologica e della collaborazione tra pubblico e privato.
Il filo conduttore dei lavori è stato la necessità di rendere l'Italia più preparata ad affrontare gli shock e capace di trasformarli in opportunità, attraverso una visione di lungo periodo, una maggiore efficienza delle infrastrutture e il superamento degli ostacoli burocratici.
Ad aprire i lavori è stato Giordano Fatali, President & Founder, Task Force Italia, insieme a Rossano Bartoli, presidente Lega del Filo d'Oro. È emersa l'importanza di rafforzare la collaborazione tra il mondo del no profit, le istituzioni e le imprese: da un lato, le organizzazioni possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi collettivi; dall'altro, le aziende possono mettere a disposizione competenze e know-how a beneficio della comunità.
Plenaria istituzionale: i temi dell'Agenda Paese
Nella prima parte dell'evento, la plenaria istituzionale ha approfondito le principali sfide dell'Agenda Paese, evidenziando la necessità di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza energetica, competitività economica e tutela delle risorse.
Ad aprire il confronto è stata Chiara Gadda, Vicepresidente Commissione Agricoltura, Camera dei Deputati, richiamando l'attenzione sulle difficoltà che attraversa il mondo agricolo, sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici e alle criticità nella gestione dell'acqua. Per affrontare queste sfide servono maggiori investimenti e strumenti più efficaci per coordinare i diversi utilizzi della risorsa idrica, da quelli civili e ambientali a quelli turistici e industriali, superando la frammentazione istituzionale. In agricoltura, ha sottolineato, occorre prevenire gli sprechi e ridurre le perdite lungo le reti, promuovendo anche la prevenzione delle fitopatie e un uso consapevole dell'acqua e dei fitofarmaci. In questa direzione, sono fondamentali l'agricoltura di precisione, il finanziamento degli strumenti già disponibili e l'educazione degli utenti finali.
Michele Sirimarco, Commissario speciale per lo sviluppo delle Energie Rinnovabili della Difesa, Ministero della Difesa, ha poi ribadito che la sicurezza energetica è parte integrante della sicurezza nazionale. La Difesa svolge già un ruolo importante nella transizione e può contribuire a favorire il dialogo tra istituzioni, soggetti pubblici e privati. Tra gli ostacoli da superare figurano la carenza di risorse economiche e competenze, oltre alle lungaggini delle procedure autorizzative. Il Commissario speciale opera per agevolare lo sviluppo delle infrastrutture riconducibili al demanio della Difesa, coinvolgendo tutti gli attori interessati e tenendo conto dei vincoli ambientali e paesaggistici. Un obiettivo specifico è individuare i siti in via di dismissione che potrebbero ospitare impianti di energia rinnovabile: le aree potenzialmente interessate sono circa 16mila.
Stefano Tunis, Presidente della Commissione speciale per l'energia del Consiglio regionale della Sardegna, ha evidenziato le difficoltà dell'isola nell'affrontare la transizione energetica senza disporre di strumenti adeguati. A differenza di altre aree del Paese, la Sardegna non ha potuto contare sulle stesse possibilità di sviluppo di centrali a turbogas e a gas naturale. Secondo Tunis, l'Italia dovrebbe valutare una reindustrializzazione che tenga conto delle scelte compiute in passato e della perdita di autonomia energetica europea. "L'indipendenza energetica passa dalle infrastrutture", ha concluso.
Dalla dimensione energetica a quella marittima, Riccardo Rigillo, Capo di Gabinetto, Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, ha posto al centro del proprio intervento il potenziale del mare, una risorsa straordinaria che il Paese non valorizza ancora pienamente. Per sfruttare meglio la posizione geografica dell'Italia è necessario superare la frammentazione delle competenze e adottare una visione unitaria. In questa direzione si inserisce il Comitato interministeriale per le politiche del mare, al quale partecipano attualmente 12 ministri, che ha contribuito a definire una strategia di medio-lungo periodo attraverso l'approvazione del Piano del Mare. Tra i provvedimenti legislativi richiamati figurano la legge sulla dimensione subacquea e quella sulla valorizzazione della risorsa mare. È inoltre in corso una riforma portuale, mentre per lo sviluppo degli spazi marittimi e delle attività offshore è essenziale rafforzare la collaborazione tra amministrazioni, Regioni, ricerca e imprese.
Massimo Milani, Segretario VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, Camera dei Deputati, ha quindi evidenziato il ruolo del nuovo dicastero dedicato alle politiche del mare e gli investimenti destinati alla decarbonizzazione delle banchine attraverso il cold ironing, per cui sono stati stanziati 700 milioni. La portualità rappresenta una ricchezza strategica per l'Italia e le autostrade del mare costituiscono un'opportunità importante per il trasporto delle merci, accanto a quello ferroviario. Per la tutela delle coste, ha richiamato inoltre l'importanza della pianificazione degli interventi di adattamento climatico. "Transizione energetica e digitale sono la vera rivoluzione che stiamo vivendo. Dobbiamo capirne la portata senza farci spaventare", ha sottolineato.
A chiudere la sessione istituzionale è stato Alessandro Giglio Vigna, Presidente Commissione Politiche dell'Unione Europea, Camera dei Deputati, che ha sostenuto la necessità di una transizione equilibrata e socialmente sostenibile, capace di tenere insieme ambiente, economia e tessuto imprenditoriale. Le politiche ambientali, ha osservato, non possono penalizzare lavoratori e imprese: devono individuare un punto di equilibrio attraverso la neutralità tecnologica e il principio di sussidiarietà, valorizzando le caratteristiche produttive dei singoli Paesi. In questo contesto, la XIV commissione intende partecipare attivamente al dibattito europeo, soprattutto sui temi ambientali.

Round table di sistema: analisi di scenario del mondo produttivo
La seconda tavola rotonda ha approfondito il rapporto tra innovazione, investimenti e politiche pubbliche, evidenziando come le decisioni prese oggi possano incidere sulla competitività e sulla capacità del Paese di affrontare le sfide future. Le testimonianze delle imprese hanno mostrato la necessità di governare le interdipendenze tra sicurezza, infrastrutture, energia e sostenibilità attraverso strategie condivise.
Annamaria Barrile, Direttore Generale di Utilitalia, ha richiamato l'urgenza di colmare il divario infrastrutturale ed economico del settore idrico, favorendo l'accesso ai finanziamenti e aumentando gli investimenti. Il cambiamento climatico rende indispensabile intervenire sulle reti e sugli acquedotti per migliorarne la resilienza. Anche quando l'acqua dispersa rientra in falda, infatti, le perdite comportano costi economici. Investire nelle infrastrutture idriche significa quindi rendere il sistema più efficiente e capace di resistere agli effetti degli eventi climatici estremi.
Il tema della sicurezza energetica e della dipendenza dalle fonti fossili è stato approfondito da Valerio Faccenda, Country Manager di Iberdrola Italia, ha evidenziato la vulnerabilità dell'Italia, fortemente dipendente dalle importazioni e quindi esposta alle oscillazioni dei prezzi sui mercati internazionali e alle tensioni geopolitiche. Per ridurre questa dipendenza occorre investire nelle fonti rinnovabili e nelle infrastrutture di accumulo dell'energia. È altrettanto importante consolidare il dialogo tra il mondo industriale e le comunità che ospitano i nuovi impianti, promuovendo percorsi condivisi e una visione di lungo periodo.
Franco Masenello, CEO, Almaviva Bluebit, ha quindi posto l'accento sulla prevenzione del dissesto idrogeologico e sulla necessità di orientare meglio la spesa pubblica, integrando anche i dati satellitari per anticipare i rischi. La gestione del territorio non può limitarsi agli interventi risarcitori successivi agli eventi calamitosi, ma deve puntare soprattutto sulla prevenzione. Le tecnologie necessarie sono già disponibili, ma servono investimenti e risorse adeguate, ha concluso.
Davide Zardo, Presidente e AD di Schneider Electric, ha individuato nel costo dell'energia uno dei principali fattori che incidono sulla competitività delle infrastrutture e sulla capacità di attrarre investimenti. La concentrazione degli investimenti nel Nord Europa rischia di escludere l'Italia da una trasformazione strategica, legata anche allo sviluppo dell'IA. Il tema energetico è dunque un elemento abilitante: occorre considerare insieme mix energetico, elettrificazione e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. "L'efficienza energetica è la prima fonte di competitività", ha affermato.
Le sfide della transizione applicate alla logistica sono state al centro dell'intervento di Dario Crisci, CEO Logista Italia, sul tema della distribuzione, un comparto composto da filiere che necessitano di tecnologie applicabili su larga scala. Nella logistica di prossimità, che coinvolge circa 300 punti vendita, la riduzione dell'impatto ambientale non deve tradursi in una diminuzione della capacità operativa. È quindi necessario dotare i centri di stoccaggio di tecnologie adeguate, ottimizzare la raccolta delle acque e sviluppare sistemi di trasporto elettrificati, ancora in fase sperimentale.
In seguito Mauro L. Valenti, Procuratore Generale e Direttore Amministrazione e Finanza del Gruppo AVM, ha evidenziato le sfide infrastrutturali, tecnologiche ed economiche che caratterizzano l'economia del mare. Occorre innanzitutto disporre di mezzi e infrastrutture capaci di gestire i picchi di domanda, tenendo conto delle peculiarità dei territori. Un'altra sfida riguarda il ciclo di vita delle navi, molto lungo rispetto alla rapidità con cui evolvono le tecnologie. Per questo, agli investimenti iniziali devono affiancarsi interventi di aggiornamento e ammodernamento, attraverso una programmazione selettiva, modulare e condivisa tra chi investe e chi opera. Il piano di investimenti del Gruppo prevede 177 milioni entro il 2032; sono inoltre state assegnate gare per 55 milioni destinate a mezzi ibridi. È prevista anche una partnership con Eni e Magis per un sito destinato al deposito e alla distribuzione di idrogeno.
La parola è passata a Davide Corongiu, Coordinatore della Commissione Nazionale Blue Economy di Federmanager, che ha sottolineato come la blue economy presenti un fattore moltiplicativo di 1,8 sull'indotto economico, che sale a 2,7 nella logistica dei trasporti. Per favorire una crescita virtuosa sono necessarie azioni coordinate sul piano regolatorio, infrastrutturale ed energetico. Tra gli strumenti possibili figurano le zone di logistica semplificata, che consentono alle aziende di accelerare gli iter autorizzativi, e il potenziamento delle infrastrutture digitali, fondamentali per collegare amministrazioni ed enti pubblici in modo più efficiente.
Il rapporto tra attività economiche e tutela degli ecosistemi marini è stato approfondito da Andrea Faldella, Co-Founder & CEO di Ogyre, sostenendo che la valorizzazione economica del mare deve partire dalla sua salvaguardia. "La blue economy non crea valore solo dal mare ma crea valore per il mare", ha sottolineato. Molte attività economiche dipendono infatti dalla salute degli ecosistemi marini, il cui contributo è essenziale anche per la produzione di ossigeno e la conservazione della biodiversità. Coinvolgere le imprese e inserire la sostenibilità al centro delle strategie aziendali significa quindi costruire un modello rigenerativo, nel quale il valore economico generato dal mare alimenti un circolo virtuoso. La sostenibilità, in questa prospettiva, diventa un'opportunità per creare valore e non un semplice costo.
A chiudere il dibattito, Lorenzo Lubrano Lavadera, CEO & Co-Founder di Blue Eco Line, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di intervenire anche sui fiumi per proteggere gli ecosistemi marini. Una parte significativa dell'inquinamento da plastica ha origine terrestre e coinvolge le città, dove i rifiuti possono sfuggire ai sistemi di gestione e raggiungere i corsi d'acqua. Il problema richiede pertanto soluzioni diffuse e un monitoraggio efficace. L'impiego di videocamere e IA permette di individuare i fiumi che trasportano maggiori quantità di plastica verso il mare e di intercettare i rifiuti prima che raggiungano gli ecosistemi marini, reinserendoli nei circuiti di gestione esistenti, ha concluso.

Scuola Nazionale di Educazione Civica e Premi per Progetti di Innovazione 2026
In seguito, Giordano Fatali ha presentato la visione della Scuola Nazionale di Educazione Civica, una rete nazionale e internazionale che coinvolge scuole, università, carceri e comunità italiane all'estero. Tra le iniziative previste figurano i Next Gen Days 2027 e l'apertura di sedi a New York e in Brasile, con l'obiettivo di promuovere le competenze delle nuove generazioni e valorizzare il soft power italiano.
La sessione conclusiva dei Premi per Progetti di Innovazione 2026 ha valorizzato iniziative imprenditoriali dedicate alla sostenibilità ambientale e alla transizione energetica. I progetti presentati spaziano dalla riduzione delle perdite idriche e dallo sviluppo delle energie rinnovabili al monitoraggio dei PFAS, all'ottimizzazione dell'uso dell'acqua in agricoltura e al recupero della plastica da mari e fiumi. Le esperienze illustrate hanno evidenziato il ruolo di tecnologia, ricerca e collaborazione tra imprese e università nello sviluppo di soluzioni concrete per la tutela dell'ambiente e la competitività del sistema produttivo.
Conclusioni: una migliore gestione della risorsa idrica
Il Meeting di Montecitorio 2026 ha messo in evidenza una consapevolezza condivisa: la transizione energetica, la gestione efficiente delle risorse idriche, l'economia circolare e la tutela del mare richiedono interventi coordinati, investimenti strutturali e una collaborazione stabile tra istituzioni, imprese e comunità. Le esperienze presentate hanno mostrato come tecnologie e innovazione possano contribuire a trasformare le criticità ambientali e infrastrutturali in opportunità di sviluppo.
Accanto agli investimenti, restano fondamentali la semplificazione delle procedure, la valorizzazione delle competenze e la capacità di pianificare con una prospettiva di lungo periodo. È da questo equilibrio tra sostenibilità, competitività e responsabilità condivisa che può nascere un modello di crescita capace di rafforzare la resilienza del Paese e generare valore per le generazioni future.

Articolo a cura di Rossella Lettieri

