Per il solo primo anno di applicazione, la Regione riapre i termini per la comunicazione dei volumi d'acqua prelevati nel corso del 2025, per consentire agli utenti di adempiere ai nuovi obblighi evitando penalizzazioni. Nuova scadenza fissata al 30 luglio 2026.
Mettere in sicurezza il quadro normativo, rafforzare la tutela delle risorse idriche e, allo stesso tempo, evitare che la prima applicazione delle nuove regole si trasformi in un aggravio ingiusto per il mondo agricolo. Sono questi i contenuti principali dello schema di disegno di legge approvato dalla Giunta regionale e presentato a Foggia nel corso del convegno di approfondimento sulla nuova Legge Regionale 7/2025, che ridisegna la governance delle risorse idriche in Puglia.
Lo schema di legge approvato, si legge in una nota della Regione, riguarda le disposizioni attuative in materia di utilizzo delle acque superficiali e sotterranee, che interviene sulle leggi regionali n. 7 e n. 15 del 2025, che hanno riformato la gestione dei pozzi. In concreto, per il solo primo anno di applicazione della nuova disciplina, la Regione riapre i termini per la comunicazione dei volumi d'acqua prelevati nel corso del 2025, per consentire agli utenti di adempiere correttamente ai nuovi obblighi, evitando penalizzazioni e contenziosi. La nuova scadenza è fissata al 30 luglio 2026.
Le esigenze del mondo agricolo
"La Legge Regionale 7/2025 rappresenta un salto di qualità nella tutela e nella gestione delle nostre risorse idriche. Con questa norma la Regione Puglia si dota di strumenti moderni e innovativi per affrontare le sfide del cambiamento climatico e garantire un uso sostenibile dell'acqua. La governance dell'acqua è una priorità assoluta per questa amministrazione regionale e continueremo a lavorare affinché ogni goccia sia tutelata e utilizzata con intelligenza e responsabilità", ha sottolineato Raffaele Piemontese, assessore alle infrastrutture e Mobilità con delega alle Risorse idriche.
Le organizzazioni agricole, continua la nota, hanno portato il contributo del mondo rurale evidenziando l'esigenza di coniugare sostenibilità ambientale e fabbisogni produttivi mentre il mondo accademico ha presentato dati scientifici sugli impatti del cambiamento climatico e sulle strategie di adattamento necessarie per il territorio pugliese.
"L'agricoltura pugliese ha bisogno di acqua per essere competitiva, ma deve saperla utilizzare in modo sempre più efficiente e sostenibile. E come Regione Puglia confermiamo la massima attenzione su un tema delicato e di fondamentale importanza per il settore agricolo e per la tenuta dell'intero comparto. L'acqua è un bene comune, patrimonio di tutti, e la sua tutela rappresenta una priorità non negoziabile", ha dichiarato Francesco Paolicelli, assessore all'Agricoltura e sviluppo rurale.
"Allo stesso tempo, è nostro dovere governare il cambiamento senza scaricare costi eccessivi su chi produce, soprattutto in una fase segnata da difficoltà climatiche ed economiche. Siamo intervenuti con un provvedimento di giunta che rende il quadro più solido coerente con le disposizioni nazionali ed europee e capace di rispondere alle criticità emerse nella prima applicazione della riforma sulla gestione delle acque superficiali e sotterranee. Intendiamo rafforzare la certezza delle regole e, al tempo stesso, accompagnare le imprese agricole in una fase di adeguamento complessa", ha aggiunto Paolicelli.
I dettagli dell'intervento delle modifiche
Sempre in un'ottica di accompagnamento e gradualità, si legge, l'intervento di giunta proroga al 30 settembre 2026 il termine per il pagamento del canone di concessione relativo all'annualità 2026.
Per il primo anno, inoltre, è previsto un regime transitorio per la determinazione della quota variabile del canone: in caso di mancata comunicazione entro i termini originari, questa sarà calcolata sul volume annuo concesso e non sul volume effettivamente prelevato nel 2025, garantendo in ogni caso il rispetto del canone minimo e la stabilità delle entrate regionali.
La proposta estende, inoltre, il termine per l'emersione delle utenze non riconosciute, fissandolo al 31 ottobre 2026, con l'obiettivo di favorire la regolarizzazione spontanea e una più ampia conoscenza del patrimonio idrico utilizzato. Ancora, sull'Allegato n. 4 della legge regionale, il nuovo dispositivo chiarisce le condizioni ambientali che determinano eventuali maggiorazioni della parte variabile del canone, in coerenza con le definizioni nazionali ed europee recepite dalla pianificazione regionale. Per il primo anno, tali maggiorazioni non saranno applicate.

