Il realismo di Assocostieri per una logistica energetica competitiva e sostenibile

29 gen 2026
Dalle proposte di modifica alla RED III all'avanzamento di nuove soluzioni per la decarbonizzazione, il confronto ha aperto la strada a un'idea di futuro che non lascia indietro nessuna tecnologia. Articolo di Daniela Marmugi

Per raggiungere gli irrinunciabili obiettivi europei occorre rivedere le modalità di approccio alla transizione energetica con pragmatismo, in un'ottica di massima valorizzazione di tutti i vettori a disposizione e senza compromettere il tessuto industriale del Paese. È il messaggio emerso forte e chiaro nel corso del convegno "La logistica energetica tra sostenibilità e realismo", organizzato da Assocostieri presso la Camera dei deputati, a Roma.

Trovandosi a fare i conti con un contesto geopolitico sempre più incerto, persino l'Unione europea, fino a pochi anni fa fossilizzata quasi esclusivamente sulla via dell'elettrificazione, sta rivedendo le proprie posizioni alla luce dei nuovi scenari energetici.

Emblematiche le parole in apertura del Presidente di Assocostieri Elio Ruggeri: la transizione non dev'essere "un tuffo nel vuoto" ma un percorso, e per percorrerlo non si può prescindere dai dati fattuali.

La sfida del fossile "necessario"

"La realtà è più testarda delle fantasie". È con queste parole di Luca Squeri, Responsabile Dipartimento Energia di Forza Italia, che si può riassumere la netta presa di posizione da parte del mondo della politica a difesa del ruolo dei combustibili fossili, che continueranno a giocare una parte fondamentale per l'equilibrio del sistema Paese anche nel 2050.

Sulla stessa scia, in un videomessaggio il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha confermato l'impegno del governo per la diffusione del GNL, annunciando che 12 porti hanno già avviato studi di fattibilità per il bunkeraggio, con una flotta di oltre 40 navi già orientata verso i combustibili alternativi.

Particolarmente incisivo anche l'intervento di Salvatore Deidda, Presidente della IX Commissione della Camera dei deputati, che ha sollevato il tema dei costi e della tenuta sociale. "Se convertissimo tutto all'elettrico, le reti salterebbero. Chi pagherebbe per adeguarle?". Nel suo discorso, Deidda ha difeso in particolare il settore della raffinazione, citando l'esempio della Sardegna e sottolineando come questi impianti non vadano chiusi, quanto piuttosto aiutati e riconvertiti, rendendoli parte attiva del processo di decarbonizzazione.

Bunkeraggio, la sfida della competitività internazionale

Ed è proprio da questa necessità di guardare alla realtà concreta senza ideologismi che è nata l'idea di Assocostieri di commissionare due studi a Nomisma Energy, presentati nel corso dell'evento.

Il convegno è entrato nel vivo con l'introduzione del macrotema del bunkeraggio marittimo, settore tanto strategico quanto sofferente. Intitolato "Trasporto marittimo, bunkeraggi in Italia e normative ambientali", il primo dei due studi presentati da Davide Tabarelli di Nomisma Energy ha messo in evidenza le criticità legate all'applicazione delle norme europee sul clima e la necessità di garantire la competitività dell'offerta italiana.

Come dichiarato da Tabarelli, il 75% del commercio estero in volumi dell'Ue e il 31% del suo commercio interno avviene via nave. L'Italia, per la sua posizione geografica vincente, è da sempre al centro delle dinamiche logistiche nel Mediterraneo ma, complici la complessa burocrazia, il calo di disponibilità del prodotto e i costi superiori di circa il 10% rispetto agli altri Paesi europei, non riesce a reggere il confronto con competitor diretti come la Spagna.

Criticità della RED III

Il dibattito si è acceso in particolare sul recepimento della direttiva RED III: nel corso del suo intervento Emanuele Jacorossi, Amministratore delegato di jEnergy, ha avvertito che senza modifiche il documento rischia di generare una competizione sleale tra Stati nazionali. Inoltre, mentre la Spagna ha scelto di non gravare sul bunkeraggio spostando gli obblighi previsti sull'autotrasporto, l'Italia tarda ancora nel definire una strategia che eviti di penalizzare i propri porti rispetto alla concorrenza maltese o nordafricana.

In questo scenario, in cui la soluzione più efficace ed efficiente è senz'altro rappresentata dal GNL, il Presidente del Comitato ETS Mauro Mallone ha invocato una maggiore gradualità: "Stiamo creando l'offerta di biocarburanti, ma per il momento manca la domanda".

Per sbloccare la situazione, ha detto, servono politiche di accompagnamento degli investimenti, dalla produzione dei nuovi combustibili alla conversione delle raffinerie in bioraffinerie, fino al rinnovo delle flotte. A ciò deve unirsi una decisa semplificazione degli strumenti regolatori con una maggiore flessibilità e un intervento per calmierare il prezzo della CO2 che, ai livelli attuali, penalizza la competitività del nostro Paese.

Carburanti tradizionali protagonisti fino al 2050

Il secondo studio realizzato da Nomisma Energy, dal titolo "Il ruolo dei combustibili liquidi e del GPL nella transizione ecologica al 2050", ha evidenziato un quadro molto complesso: dai dati è emerso infatti che il sistema energetico italiano dipende ancora per il 50-60% da gas e petrolio. Nonostante la crescita dei biocarburanti e del GPL, l'importanza dei combustibili liquidi e del GNL rimane dunque indiscussa in tutti gli scenari al 2050.

Centrale nel corso della seconda tavola rotonda è ancora una volta il tema della sostenibilità sociale, già introdotto da Deidda. Posto che gli obiettivi ambientali sono inderogabili è pur vero, come ha ricordato Vincenzo Nastri di Energas, che spesso l'utente medio non può accedere a soluzioni alternative non per mancanza di volontà, quanto piuttosto per i costi troppo elevati o per la loro scarsa praticità.

È quindi importante adottare un approccio pragmatico che permetta sì l'introduzione di nuovi vettori sostenibili in linea con i target europei, senza però compromettere il tessuto sociale e industriale del Paese, in nome di una transizione che dev'essere accessibile a tutti.

Verso il futuro, quali strumenti?

Con circa 170 stazioni di servizio per il rifornimento del GNL e un bunkeraggio che accelera, il sistema Italia è già pronto per la transizione, ma chiede maggiori certezze. A dirlo è Fabrizio Mattana, Vicepresidente Assocostieri ed Executive Vice President Gas Assets di Edison.

Per completare il quadro, il Paese deve sfruttare il suo potenziale inespresso: se gli operatori si dicono pronti e le infrastrutture ci sono, quello che manca ad oggi è un incentivo alla domanda, con un ruolo chiaro dato al GNL.

Sul fronte del trasporto pesante, l'Amministratore Unico di RAM Davide Bordoni ha ricordato lo stanziamento di 590 milioni di euro del MIT per il quinquennio 2027-2031 che, a valere sulle risorse provenienti dal Fondo per la strategia di mobilità sostenibile, contribuirà allo svecchiamento delle flotte delle imprese di autotrasporto, sostenendo l'acquisto di mezzi più ecologici. Una boccata d'ossigeno che, secondo Gabriele Vargiu di Iveco Group, dovrà essere gestita con equilibrio, incentivando tecnologie diverse e prevedendo i rapidi mutamenti tecnologici del settore.

Note positive anche per il bunkeraggio: a breve, ha fatto sapere Marika Venturi di OLT Offshore LNG Toscana, prenderà il via il servizio di small scale dell'azienda attraverso il terminale FSRU di Livorno. "Dal prossimo mese caricheremo piccole metaniere, potenzialmente anche con bioGNL. Dal punto di vista tecnico l'infrastruttura è pronta e anche gli operatori. Ora manca solo un quadro normativo stabile per competere con gli altri terminali europei".

Difendere il presente per costruire il futuro

Tirando le fila dell'evento, nelle sue conclusioni il Presidente Ruggeri ha tracciato la "doppia linea" della strategia di Assocostieri. Da un lato, la difesa dello status quo e degli operatori attuali, che garantiscono servizi essenziali e irrinunciabili. Dall'altro, il sostegno convinto alla transizione verso il GNL e i combustibili alternativi, passaggio obbligato per mantenere l'Italia al centro delle rotte mediterranee.

La transizione, insomma, è un processo lungo, che l'Italia può guidare con successo solo restando ancorata alla realtà industriale del Paese. La sfida sta nel coniugare le ambizioni ambientali con la concretezza economica, trasformando il progresso tecnologico in un vero e proprio volano di competitività nazionale.

Articolo di Daniela Marmugi