Nonostante i progressi per inquinamento atmosferico, uso di pesticidi e plastica, servono maggiori investimenti per contrastare criticità persistenti come l'inquinamento idrico (in particolare da PFAS) e acustico.
Gli Stati membri devono agire in modo rapido e deciso affinché l'Unione Europea possa raggiungere i propri obiettivi di riduzione dell'inquinamento entro il 2030. È quanto emerso da una revisione del Piano d'azione dell'Ue verso l'inquinamento zero.
Nel dettaglio, il rapporto evidenzia lo stretto legame tra la protezione dell'ambiente e la salute pubblica, dimostrando che la riduzione dell'inquinamento di aria, acqua, suolo e quello acustico produce benefici immediati per la salute: la prevenzione dell'inquinamento, si legge nella nota dell'Ue, non è quindi solo una priorità ambientale, ma anche una fondamentale politica di sanità pubblica.
La spinta dell'Europa
Il documento sottolinea inoltre i benefici economici e sociali derivanti dalle misure di riduzione dell'inquinamento. Imprese, città e regioni, continua la nota, si stanno muovendo in prima linea per raccogliere vantaggi quali l'aumento della produttività e il miglioramento dei rendimenti agricoli: in particolare, centinaia di città europee si sono impegnate a ridurre la propria impronta ecologica e l'80% delle aziende integra oggi la sostenibilità nelle proprie strategie di innovazione.
"L'Europa possiede alcune delle leggi più ambiziose al mondo per contrastare l'inquinamento, che stanno già portando benefici reali alla salute delle persone e alla nostra economia. Ma dobbiamo agire con decisione per tutti i cittadini europei", ha dichiarato Jessika Roswall, Commissaria per l'Ambiente, la resilienza idrica e l'economia circolare competitiva.
Dal 2021, si legge, l'UE ha rafforzato tutte le sue principali leggi sull'inquinamento e ha sviluppato una strategia sulla resilienza idrica, un Patto per l'Oceano, una Visione per l'agricoltura e l'alimentazione e un Piano d'azione per l'industria chimica.
Necessari più sforzi e investimenti
Tuttavia, il rapporto sottolinea che la legislazione da sola non è sufficiente: i paesi dell'UE devono continuare a investire in innovazione, digitalizzazione e sviluppo delle competenze e altri settori politici, come l'energia, i trasporti e l'agricoltura, devono affrontare le preoccupazioni ambientali in modo più efficace.
In particolare, spiega il rapporto, se i progressi verso gli obiettivi di inquinamento zero sono incoraggianti per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, l'uso di pesticidi, la vendita di antimicrobici e l'inquinamento da plastica in mare, rimangono stabili o peggiorano l'inquinamento delle acque, i rifiuti e l'inquinamento da microplastiche. L'inquinamento da PFAS (o "sostanze chimiche permanenti") è infatti un'area di crescente preoccupazione pubblica.
Il rapporto esprime preoccupazione anche per l'inquinamento acustico: l'UE non è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di ridurre del 30% entro il 2030 il numero di persone colpite dal rumore dei trasporti. La Commissione continua a rafforzare le norme per combattere le fonti di rumore, riducendo le emissioni sonore di veicoli, treni o aerei, e mira a migliorare l'attuazione della Direttiva sul rumore ambientale, valutandone possibili miglioramenti.

