La modifica al regolamento sulle emissioni introduce maggiore flessibilità e nuovi strumenti di compensazione. Meloni: "Un accordo equilibrato e pragmatico nel rispetto della competitività".
Annunciato ufficialmente dalla Commissione europea il passo indietro sul divieto totale dei motori termici dal 2035. A dodici mesi dall'avvio del dialogo con il comparto dell'automotive in crisi, viene infatti riscritto il regolamento sulle emissioni, consentendo alle case automobilistiche di ridurre dal 2035 le emissioni CO2 allo scarico del 90% rispetto al 2021, non più del 100% come oggi previsto.
Il divieto viene ora ammorbidito da un pacchetto di nuove misure: i colossi dell'automotive dovranno compensare quel 10% di emissioni rimanenti attraverso dei "crediti", che potranno accumulare con l'impiego di acciaio a basse emissioni made in Europe per la costruzione dei veicoli o con l'utilizzo di carburanti sostenibili, come e-fuel e biofuel avanzati.
Governo impegnato per neutralità tecnologica
"Un accordo equilibrato e pragmatico nel rispetto della competitività: un risultato rilevante che mostra come l'Italia con il suo approccio possa correggere politiche dannose". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue.
Nei prossimi mesi, gli sforzi negoziali dell'Italia si concentreranno innanzitutto per garantire "una piena attuazione della neutralità tecnologica. Senza appesantimenti burocratici eccessivi e senza limiti sproporzionati per i biocarburanti, che devono poter rappresentare una concreta prospettiva industriale anche oltre il 2035, e non soltanto un piccolo correttivo al precedente impianto normativo", ha spiegato Meloni.
Si è detto soddisfatto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto in apertura della Conferenza Nazionale dell'Export e dell'internazionalizzazione delle imprese a Milano. "Fortunatamente abbiamo vinto una battaglia importante a livello europeo perché la sciagurata decisione di bloccare la produzione di auto non elettriche a partire dal 2035 è entrata in crisi. Votai contro insieme ai parlamentari europei del mio partito. Però perdemmo e la sciagurata decisione passò. Adesso si può cambiare. Teniamo presente che se fosse entrata in vigore quella norma sul serio, in Italia avremmo perso 70 mila posti di lavoro", ha detto.
Le perplessità dell'industria automotive
Tra le altre novità, Bruxelles concede un triennio, dal 2030 al 2032, per conformarsi ai nuovi limiti di taglio emissioni, e rivede al ribasso (dal 50% al 40%) anche l'obiettivo di riduzione delle emissioni per i furgoni entro il 2030.
L'esecutivo lancia inoltre una nuova categoria normativa per i veicoli elettrici di piccole dimensioni, ovvero lunghe fino a 4,2 metri, che beneficeranno di vincoli normativi congelati per un decennio e che, se prodotte in Ue, potranno essere usate dalle case auto come dei "supercrediti" nel raggiungimento dei propri obiettivi di emissione a livello di flotta.
"L'Europa rimane in prima linea nella transizione globale verso un'economia pulita", ha assicurato la leader dell'esecutivo Ue Ursula von der Leyen.
Da parte dell'industria non mancano però le perplessità. A detta di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, le misure rimangono insufficienti, e l'Ue deve "smettere di fare solo mezze cose: devono fare cose e oggi non le stanno facendo". Anche secondo Stellantis, questo primo passo "non affronta in modo significativo le questioni che il settore sta affrontando", in particolare per i veicoli commerciali, mentre viene apprezzato il sostegno per le piccole auto.
Assogasliquidi, limiti annunciati vanificherebbero reale apertura a motore termico e biocarburanti
Anche Assogasliquidi-Federchimica apprezza lo sforzo della Commissione UE, ma con alcune riserve. "Riteniamo sicuramente apprezzabile e in linea con quanto da noi richiesto la valorizzazione dei carburanti rinnovabili per compensare le emissioni. Ma i limiti indicati se confermati dai documenti tecnici e il fatto che tale valorizzazione sembrerebbe essere garantita solo dal 2035 non ci sembrano proprio coerenti con il principio di neutralità tecnologica", ha commentato il presidente Matteo Cimenti.
Secondo Cimenti, questi limiti impedirebbero in primo luogo alle case costruttrici di poter considerare la riduzione dell'impronta carbonica derivante dall'utilizzo di carburanti rinnovabili per il raggiungimento degli obiettivi intermedi fissati per gli anni precedenti al 2035. Inoltre, spiega, il tetto del 3% previsto per la contabilizzazione della riduzione delle emissioni derivante dall'impiego di carburanti rinnovabili non sembra trovare alcuna giustificazione tecnica né di sostenibilità ambientale e, se confermato nei testi, si porrebbe come un ulteriore ed inspiegabile limite posto alle case automobilistiche ed al mercato.
"Assogasliquidi continuerà a seguire il dossier per garantire che la revisione dei Regolamenti sulle emissioni di CO2 sia dei veicoli leggeri che di quelli pesanti sia veramente ispirata da una completa apertura alla pluralità tecnologica e dalla piena valorizzazione, fin da subito, dei carburanti di origine rinnovabile. Solo questa è la strada per garantire certezze agli investimenti che le imprese sia del settore automotive sia della produzione e della distribuzione dei carburanti devono urgentemente indirizzare per rispondere agli obblighi comunitari", ha concluso Cimenti.
UNEM, Commissione apre spiraglio non ancora risolutivo
La proposta della Commissione rappresenta una presa d'atto che le politiche adottate finora non hanno prodotto i risultati ipotizzati, ma non basta rivitalizzare l'industria automotive. A dirlo è Gianni Murano, Presidente dell'Unione Energie per la Mobilità (UNEM).
"La soluzione, timida e complessa nelle varie articolazioni, appare ancora lontana dagli enunciati principi di neutralità tecnologica. Valorizza molto marginalmente il contributo dei biocarburanti su valori inferiori a quelli già oggi mediamente raggiunti in attuazione della Direttiva RED che nel tempo ha portato ad una significativa penetrazione dei biocarburanti nei combustibili tradizionali, ancora in crescita al 2030. La stessa decisione di creare una sottocategoria normativa che comprenderà veicoli elettrici fino a 4,2 metri, che potranno beneficiare di "supercrediti", la dice lunga sulla volontà della Commissione di considerare il principio di neutralità tecnologica", ha spiegato Murano.
Secondo il presidente, la Commissione continua ad ignorare il desiderio dei cittadini europei: il mercato che premia le auto ibride, che offrono maggiore flessibilità, consumi più contenuti e minori emissioni rappresentando una forma di transizione graduale verso una mobilità più sostenibile.
"Si introducono poi altre complessità burocratiche e certificazioni sul 'Made In Europe' che di sicuro non aiutano l'industria. Dobbiamo quindi ancora impegnarci come filiera e comparto industriale perché si riconosca appieno il contributo dei biocarburanti liquidi e gassosi e si intervenga finalmente per consentire alla industria europea di riguadagnare competitività e leadership nel settore dell'automotive", ha concluso Murano.

