Legambiente, le potenzialità del biometano prodotto da scarti agricoli 

26 feb 2026
Se l'Italia accelerasse su questo tipo di percorso, potrebbe arrivare a oltre 5,7 mld di m3 all'anno, in linea con gli obiettivi al 2030 del PNIEC. La Lombardia emerge come Regione con il maggior potenziale.

In Italia il biometano da scarti e sottoprodotti agricoli, se sviluppato nel modo giusto, può rappresentare una risorsa strategica per la transizione ecologica e per raggiungere gli obiettivi al 2030 del PNIEC. A dirlo è Legambiente nel suo nuovo studio "Biometano: una risorsa strategia per la transizione ecologica dell'Italia", realizzato in collaborazione con l'Università degli Studi di Padova e presentato nel corso del primo Forum Biometano. 

Se nella Penisola si accelerasse il percorso di produzione tramite digestione anaerobica di biometano da matrice agricola, spiega l'associazione, si potrebbe arrivare a livello nazionale a oltre 5,7 miliardi di metri cubi di produzione di biometano all'anno. La ricerca analizza e stima le potenzialità del biometano da scarti agricoli sia a livello nazionale sia a livello regionale, facendo il punto sull'importante spinta arrivata in questi anni dal PNRR e su quello che occorre mettere in campo, a partire da un pacchetto di interventi sintetizzati in 10 proposte indirizzate al Governo. 

I dati nel dettaglio 

Dallo studio, che si basa su elaborazioni di dati ISTAT, ISPRA, CRPA di Reggio Emilia, Istituto Zooprofilattico delle Venezie ed ENEA, emerga che della produzione potenziale complessiva di biogas e biometano gli effluenti zootecnici rappresentano per il 75% la fonte principale, seguiti dagli scarti delle colture erbacee destinabili alla digestione anaerobica per il 20%, dagli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali per il 4% e da sottoprodotti dell'industria della macellazione per l'1%. 

Alle stime nazionali, Legambiente affianca un'analisi regionale. Cinque le regioni attenzionate: Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sicilia, Veneto. Tra queste, la Lombardia è quella che risulta avere il valore più alto in fatto di potenziale produttivo da biometano da scarti agricoli, pari a circa 1,2 miliardi m³. Gli effluenti zootecnici per l'83% costituiscono la principale fonte di produzione potenziale, mentre gli scarti delle colture erbacee per il 16%.  

In Puglia, il potenziale produttivo da biometano da scarti agricoli è stimato in 287.865.642 m³: se gli effluenti zootecnici costituiscono per il 50% la principale fonte di produzione potenziale, non molto inferiore è il contributo degli scarti delle colture erbacee che arrivano ad un potenziale del 41% 

rifiuti organici, spiega Legambiente, sono inoltre un'importante fonte di biometano e compostIn Italia dalle raccolte differenziate si generano 7,6 mln tonnellate di rifiuto organico: circa 5,6 milioni di tonnellate di frazione umida e più di 2 mln di frazione verde. Il 75% dell'umido è trattato in impianti integrati con la digestione anaerobica ottenendo 200 milioni di m3 di biometano 

Il Consorzio Italiano Compostatori stima che potrebbero diventare 354 milioni di mgrazie al PNRR e agli incentivi GSE.  In sintesi, il biometano può contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla tutela dei suoli agricoli e alla decarbonizzazione di diversi settori. 

PNRR, necessario cogliere l'occasione 

Ad oggi, ricorda Legambiente, sono oltre 600 le domande in graduatorie relative ai cinque bandi del DM 2022. Le stime indicano che possono essere realizzati oltre 560 progetti, per una capacità complessiva di circa 240–250 mila Smc/h, coprendo quasi interamente la potenzialità messa a bando.  

Oltre il 50% dei progetti riguarda riconversioni di impianti a biogas. La filiera è nettamente agricola: oltre il 90% della capacità ammessa proviene da impianti agricoli, contro una quota minoritaria di impianti a FORSU (10%), strategici per le filiere di gestione e trattamento dei rifiuti urbani e di economia circolare. Oggi la vera sfida, sottolinea Legambiente, sta nella realizzazione degli impianti per raggiungere gli obiettivi dati dal PNIEC, e nel non sprecare l'opportunità derivata dai 24 mesi di proroga varata nel Consiglio dei Ministri del 29 gennaio scorso.

"Il biometano può sostituire il gas fossile nei settori più difficili da elettrificare, come trasporto pesante e attività industriali, e può aiutare l'Italia a ridurre le importazioni dall'estero. Servono, però, regole che ne garantiscano l'utilizzo a condizioni chiare e accessibili scelte politiche chiare e coraggiose a partire da iter autorizzativi più snelli e tempi certi per la realizzazione degli impianti, senza dimenticare il coinvolgimento dei territori. Solo così si potranno centrare davvero gli obiettivi del PNIEC. Le stime sul potenziale nazionale e regionale sul biometano da scarti agricoli che abbiamo calcolato insieme all'attenzione alle ricadute ambientali e territoriali, indicano come il biometano sia un alleato prezioso per accelerare la transizione ecologica. L'Italia non perda questa occasione", dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. 

Le 10 proposte al Governo 

Tra le dieci proposte indirizzate dall'associazione ambientalista al Governo, quelle di orientare regole e incentivi in modo chiaro, premiando solo le filiere realmente circolari, di garantire priorità oltre il PNRR, di premiare chi riduce le emissioni, di promuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei territori, di semplificare gli iter autorizzativi e di garantire tempi certi. 

Inoltre, Legambiente chiede di investire nelle reti e nelle connessioni, di creare una domanda reale di biometano, garantire trasparenza e tracciabilità, ridurre il metano fuggitivo, rimettere territori e agricoltori al centro. Anche a GSE e ad ARERA l'invito a rafforzare i sistemi di controllo e informazione pubblica. 

Per l'associazione ambientalista è inoltre fondamentale sviluppare il biometano in modo giusto a partire dalla conoscenza del tessuto agricolo regionale (stagionalità, concentrazione e logistica degli scarti, continuità degli effluenti, prossimità delle filiere di trasformazione). Impianti e filiere devono essere dimensionati e localizzati in modo coerente con la disponibilità reale delle matrici e con i bisogni agronomici del territorio, affinché la digestione anaerobica diventi un'infrastruttura a servizio dell'agricoltura e non viceversa  

Ostacoli-resistenze e la risposta di "Fattore Biometano" 

frenare lo sviluppo del biometano in Italia sono, secondo Legambiente, la mancanza di informazione, la scarsa trasparenza, le esperienze negative del passato, la carenza di controlli e l'assenza di reali processi partecipativi che alimentano diffidenza e conflitti, rallentando la transizione energetica di cui il Paese ha bisogno.  

Per questo motivo, lo scorso giugno l'associazione ha lanciato in Lombardia, Puglia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia la campagna "Fattore Biometano – Moltiplichiamo i benefici per il clima e l'agricoltura" con partner principale Femo Gas, in collaborazione con A2A e sostenitori AB GroupArpinge e con la collaborazione tecnico scientifica del dipartimento DAFNAE dell'Università degli Studi di Padova. Obiettivo fare corretta informazione nei territori sulla digestione anaerobica della materia organica per la produzione di biometano anche per contrastare fake news e falsi miti.  

"Gli impianti "fatti bene" non solo producono energia, ma diventano uno strumento concreto per affrontare problemi ambientali urgenti come lo smaltimento degli scarti agricoli e delle deiezioni animali, evitando le problematiche connesse con i processi di inquinamento di aria acqua e suolo. Con la nostra campagna Fattore Biometano abbiamo cercato di fare corretta informazione nei territori e di promuovere una produzione sostenibile di biometano basata su scarti agricoli e reflui zootecnici. La digestione anaerobica consente di valorizzare questi flussi migliorando la gestione degli scarti, riducendo l'inquinamento atmosferico e restituendo sostanza organica ai suoli attraverso l'utilizzo agronomico del digestato, risorsa fondamentale per contrastare il degrado dei terreni agricoli e ridurre l'uso di fertilizzanti chimici", commenta Luigi Lazzaro, responsabile innovazione industriale di Legambiente.  

"Grazie al lavoro della filiera rappresentata dal CIC, il riciclo dei rifiuti organici ha determinato negli ultimi anni un aumento significativo della disponibilità nazionale di biometano, offrendo una risposta concreta e immediata agli obiettivi di decarbonizzazione del Paese. È una traiettoria che dimostra come l'economia circolare sappia trasformare un rifiuto in risorsa strategica per la transizione energetica. Ora però non possiamo fermarci: è fondamentale consolidare il quadro degli incentivi che hanno reso possibile questa crescita e che oggi sono in scadenza. Garantire continuità normativa significa tutelare investimenti, occupazione e benefici ambientali a lungo termine", commenta Gianpaolo Vallardi, Presidente del CIC 

"Il biometano non è solo energia, ma il motore di una vera e propria transizione agroecologica. Con il modello del Biogasfattobene abbiamo dimostrato come la digestione anaerobica al centro dell'azienda agricola possa essere un alleato tecnologico strategico per promuovere un modello produttivo resiliente e circolare. Il potenziale agricolo delineato nel report di Legambiente conferma il ruolo centrale delle nostre aziende agricole e pone l'attenzione sulla necessità di salvaguardare il patrimonio produttivo esistente e sull'urgenza di accompagnare gli investimenti con regole certe che guardino ai prossimi 15 anni", dichiara Piero Gattoni, Presidente di CIB.