Le nuove indicazioni si applicano agli invasi presenti sul territorio che non rientrano tra quelli disciplinati dalla normativa nazionale sulle grandi dighe e riguardano operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Tutelare le risorse idriche degli invasi cosiddetti "minori", ma anche incentivare la realizzazione di nuovi, che possano essere al servizio di piccoli comprensori agricoli o destinati a limitate esigenze potabili. Questi i principali obiettivi della delibera approvata dalla Regione Siciliana che definisce i criteri per il "Progetto di gestione degli invasi".
Le nuove indicazioni, si legge in una nota della Regione, si applicano agli invasi presenti sul territorio regionale che non rientrano tra quelli disciplinati dalla normativa nazionale sulle grandi dighe e riguardano, in particolare, le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria come lo svaso, la rimozione dei sedimenti e il ripristino della funzionalità degli impianti.
I dettagli del piano
Il piano, continua la nota, consente di programmare nel tempo gli interventi necessari a mantenere o recuperare la capacità utile degli invasi, assicurare il corretto funzionamento degli scarichi e delle prese d'acqua e favorire il ripristino del naturale trasporto dei sedimenti a valle delle dighe, elemento essenziale per l'equilibrio dei corsi d'acqua.
Particolare attenzione, si legge, è rivolta alla tutela della qualità delle acque e degli ecosistemi interessati: il progetto individua, infatti, le misure da adottare per ridurre gli impatti ambientali durante le operazioni di manutenzione e definisce gli scenari più idonei per l'utilizzo degli scarichi profondi.
Il progetto di gestione, spiega la nota, è redatto nel rispetto degli obiettivi ambientali fissati dalla normativa europea e nazionale e in coerenza con il Piano di tutela delle acque, il Piano di gestione del distretto idrografico della Sicilia, i Piani per l'assetto idrogeologico e il Piano di gestione del rischio di alluvioni, con l'obiettivo di contribuire al mantenimento o al raggiungimento del buono stato ecologico e chimico dei corpi idrici, salvaguardando al tempo stesso gli usi della risorsa.
Per i nuovi, eventuali, impianti che rientreranno in questo ambito, conclude la Regione, lo strumento dovrà essere predisposto già in fase di progettazione e costituirà parte integrante del piano di manutenzione dell'opera, con specifico riferimento alla gestione dei sedimenti.
L'impegno della Regione
Quest'ultimo provvedimento si inserisce all'interno della strategia per la salvaguardia della risorsa idrica della Regione Siciliana, che negli scorsi mesi ha proseguito il suo impegno per promuovere la costruzione di nuovi invasi aziendali e stanziato ulteriori fondi per sostenere le imprese agricole colpite dalla siccità nel 2024.
Lo scorso novembre, un avviso dell'assessorato dell'Agricoltura ha previsto contributi fino a 4,6 milioni di euro rivolti a piccole e medie imprese attive nel settore della produzione agricola primaria per la realizzazione di vasche, laghetti, invasi e serbatoi aziendali o interaziendali per l'accumulo di acqua a uso irriguo o zootecnico, con dotazione finanziaria a valere sul Piano operativo complementare (Poc) 2014-2020.
L'investimento, spiegava il documento, deve essere cofinanziato dall'impresa proponente per almeno la metà del costo complessivo, fermo restando che il contributo massimo erogabile per singolo intervento non può superare i 30 mila euro.

