Dal Blue Book 2026 emerge l'urgenza di una pianificazione robusta che integri salute umana e nuove tecnologie: solo superando la logica a compartimenti stagni l'Italia potrà gestire i rischi climatici e adempiere alle stringenti normative europee. Articolo a cura di Daniela Marmugi
Una nuova governance a partire dal livello regionale, basata su dati concreti e frutto di un confronto costante e dinamico tra tutti i comparti dell'idrico: questo l'ingrediente fondamentale per abilitare nuovi investimenti necessari all'adeguamento alle nuove direttive e rilanciare un settore sempre più strategico per la sicurezza nazionale. Si è svolto nella cornice del CNEL il convegno di presentazione del Blue Book 2026, a cura della Fondazione Utilitatis e Utilitalia.
Dal documento, ha spiegato in apertura la Vice Presidente Vicario Barbara Marinali, pensato per fornire ai decisori una base solida per il cambiamento, emerge che la qualità e la sicurezza delle acque si collocano in un quadro normativo profondamente rinnovato, che integra la cosiddetta Direttiva Acqua Potabile con nuovi limiti stringenti su PFAS, l'introduzione di nuovi parametri e un nuovo approccio preventivo basato sui Piani di Sicurezza dell'Acqua (PSA) e allineamento alla Strategia europea sulla resilienza idrica.
Investimenti, forte l'eredità del PNRR
Uno dei temi principali della pubblicazione è l'analisi della spesa per investimenti, indicatore chiave che Francesca Mazzarella, Direttrice della Fondazione Utilitatis, ha definito come "metrica centrale per misurare la maturità industriale del settore". Stando ai dati, il comparto idrico sta attualmente vivendo una stagione senza precedenti, con una spesa media pari a 90 euro/ab annui nel periodo 2021-2028 e un picco atteso nel biennio 2025-2026 grazie alla spinta propulsiva del PNRR.

Questa fase, ha spiegato, non ha portato solo nuovi capitali, ma ha anche contribuito a fornire alle aziende nuove metodologie di programmazione necessarie per la messa a terra dei progetti. La fine della stagione del PNRR porta adesso con sé una serie di sfide di affrontare: si prevede infatti una flessione degli investimenti che, pur rimanendo superiori ai livelli del 2021, aprono sfide finanziarie per i gestori più piccoli, in difficoltà nel gestire lo scarto tra anticipazione delle spese ed erogazione dei fondi. Per questo motivo, secondo Mazzarella, per mantenere la resilienza del sistema sarà necessario adottare strumenti come i partenariati pubblico-privati e le emissioni obbligazionarie.
La successiva presentazione dei Quaderni di approfondimento da parte di Andrea di Piazza, Area Studi e Ricerche Fondazione Utilitatis, ha poi permesso di approfondire altri aspetti come il trend delle economie di scala e la tematica dei dati, difficilmente comparabili tra le varie nazioni per i diversi strumenti e metodologie adottati.
Lo stretto legame tra acqua e salute
Tania Tellini, Direttrice Politiche e regolazione Settore Acqua Utilitalia, ha poi spostato il focus sulla netta trasformazione del settore fognario e depurativo: il quadro normativo, arricchito dalle nuove direttive e linee guida europee, impone un cambio di paradigma e un ripensamento nella gestione dell'acqua, che emerge sempre più come pilastro della salute pubblica.
In questo contesto si inserisce il Protocollo Acque e Salute, accordo internazionale del 1999 che l'Italia ha recentemente ratificato al fine di proteggere la salute umana attraverso una gestione sostenibile delle risorse idriche, dalla fonte al consumo.
Il tema del legame tra acqua e salute è stato ripreso in seguito anche da Luca Lucentini, Direttore del Reparto Igiene delle Acque Interne dell'Istituto Superiore di Sanità, il quale ha sottolineato come ogni investimento nella potabilizzazione sia, di fatto, un investimento direttivo per la tutela della salute umana. Il contesto attuale è estremamente sfidante, dati i rischi emergenti legati ai nuovi contaminanti che compromettono la qualità della risorsa.

Governance, il punto di vista dell'Autorità e del MASE
28 miliardi di investimenti fino al 2029, destinati principalmente alla riduzione delle perdite e al potenziamento della qualità fognaria. Questo l'impegno finanziario di ARERA confermato dal Componente del Collegio Alessandro Bratti. Tuttavia, a trentadue anni dalla Legge Galli il completamento della governance resta, nonostante i numerosi passi avanti, un obiettivo mancato, che posiziona l'Italia molto più indietro rispetto a Paesi come l'Inghilterra, complice in primo luogo la forte frammentazione territoriale che ostacola la gestione.
Per consolidare il comparto, l'Autorità punta sul nuovo metodo tariffario, pensato per tutelare gli interessi e i bisogni dei consumatori. Con l'obiettivo di formulare politiche sempre più efficaci, il ruolo di ARERA sarà anche quello di facilitare il più possibile il dialogo tra regolatori nazionali e locali, favorendo nuove collaborazioni come quella già in atto con Anea. Sul fronte europeo, il regolatore prevede per la prossima assemblea di Budapest la presentazione del tema della responsabilità estesa del produttore, che nella logica del "chi sbaglia paga" punta a evitare di scaricare ulteriori costi in bolletta in un momento storico già estremamente sfidante.
Sulla trasversalità della risorsa è intervenuta Laura D'Aprile, Capo Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile del MASE, evidenziando come l'acqua si intersechi con tutta la normativa e la pianificazione europea, in particolare con le politiche su suolo ed energia, rendendo indispensabile un quadro conoscitivo basato su dati certi, aggiornati e interoperabili. In questo, centrale è il ruolo degli osservatori delle Autorità di bacino distrettuale, che con la loro attività consentono una programmazione più efficace degli investimenti.
Garantire quantità e qualità della risorsa
Il dibattito è poi proseguito con una tavola rotonda dedicata alla duplice sfida della disponibilità della risorsa e della sua salubrità. Per Gaia Checcucci, Segretario Generale dell'Autorità di Bacino dell'Appennino Centrale e Luca Ferraris, Presidente della Fondazione Cima, la chiave è l'abbandono della logica a compartimenti stagni a favore dell'utilizzo di scenari predittivi basati sulle nuove tecnologie come l'intelligenza artificiale e sul monitoraggio satellitare.
Dal lato della finanza, Lars Anwandtler, Senior Loan Officer European Investment Bank, ha annunciato un incremento del 50% dei volumi di finanziamento per il settore idrico nel triennio 2025-2027, per un totale di 15 miliardi di euro complessivi.
"La sfida della BEI è calare le risorse nei territori. Tra gli strumenti che offriamo, investimenti senior a lungo termine o di debito ibrido, advisory e supporto nella scelta di piani di adattamento e di priorità", ha aggiunto.
Verso una riforma a partire dai territori
Il Consigliere del CNEL Paolo Pirani ha poi illustrato il lavoro del Consiglio su due disegni di legge volti a superare la frammentazione del ciclo idrico, confermati in un breve intervento anche dal Presidente Renato Brunetta. La dimensione regionale, ha spiegato, è il livello ottimale all'interno del quale omogenizzare il tipo di interventi, in particolare la tariffa.
Insomma, le risorse ci sono, e la sfida adesso è quella di trovare attuazione, rispondendo alla forte richiesta di tutti i distretti. Circa il PNIISSI, il Segretario Generale dell'Autorità di Bacino dell'Appennino Centrale Marco Casini ha ribadito che, per un sistema idrico realmente efficiente, l'Italia debba puntare su investimenti costanti di almeno 4 miliardi l'anno, obiettivo certamente sfidante ma del tutto realizzabile.

E sulla necessità di far partire il cambiamento dal basso, in particolare dal livello degli enti di governo degli ambiti, ha concordato anche il Presidente dell'Associazione Nazionale Luca Mascolo, secondo il quale proprio da essi passa la programmazione concreta degli interventi.
Modelli a confronto e nuove frontiere
La discussione si è infine spostata su nuovi modelli di gestione idrica per la costruzione di un futuro più resiliente. Dalle potenzialità del riutilizzo delle acque in agricoltura, modello illustrato dal Ricercatore ENEA Gianpaolo Sabia e ancora troppo poco sfruttato nel nostro Paese, agli esempi olandesi di resilienza urbana presentati da Davide Tentori, Senior Policy Officer dell'Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma, che vanno dalle water cities fino all'implementazione ormai divenuta obbligatoria per legge di serbatoi domestici per i nuovi edifici.
Introdotta anche la nuova disciplina della Water Ethic, la cosiddetta "etica dell'acqua": nel suo intervento, il professore Alberto Pirni della Scuola Sant'Anna di Pisa ha richiamato la necessità di un approccio che includa la natura come interlocutore privilegiato al tavolo delle discussioni.
In chiusura, il Presidente della Fondazione Utilitatis Mario Rosario Mazzola ha sottolineato la necessità per il sistema idrico nazionale di scelte complesse e d'insieme, che passino per una pianificazione dinamica degli interventi. La sfida per il futuro, insomma, non è solo quella di costruire infrastrutture efficienti, ma di progettare sistemi robusti capaci non soltanto di resistere, ma di adattarsi realmente ai molteplici scenari del cambiamento.
Articolo a cura di Daniela Marmugi

