Crisi idrica, in Veneto Tavolo tecnico regionale per gli invasi: al via piano su bacini e accumulo

21 set 2026
Il primo incontro si è svolto a Mestre con Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Confederazione Agricola e Alimentare, Copagri e ANBI Veneto. Tra le priorità indicate dalla Regione figurano l'individuazione e il recupero degli invasi esistenti, la realizzazione di nuovi bacini, il miglioramento dell'efficienza dei sistemi irrigui e la ricarica della falda.

La Regione Veneto istituisce un Tavolo tecnico regionale sulla crisi idrica per coordinare interventi strutturali e azioni contro la crescente frequenza delle situazioni di scarsità d'acqua, con particolare attenzione alle esigenze dell'agricoltura.

Il tavolo, di cui si legge in un comunicato stampa della Regione, riunirà associazioni agricole, ANBI Veneto e istituzioni con l'obiettivo di definire priorità, progetti e fonti di finanziamento per rafforzare la sicurezza idrica regionale.

Il primo incontro si è svolto a Mestre su iniziativa dell'assessore regionale all'Agricoltura Dario Bond, che ha riunito le associazioni di categoria agricole Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Confederazione Agricola e Alimentare e Copagri insieme ad ANBI Veneto.

Il Tavolo avrà il compito di mettere a sistema progettualità, priorità e fonti di finanziamento, definendo un percorso condiviso per aumentare la sicurezza idrica del Veneto e garantire la disponibilità della risorsa alle imprese agricole.

Invasi e bacini, un piano regionale

Tra gli obiettivi del nuovo organismo figura la definizione di una strategia per aumentare la resilienza del sistema irriguo veneto attraverso un piano straordinario per l'individuazione, il recupero e la realizzazione di invasi e bacini di accumulo sull'intero territorio regionale.

"Se affrontiamo una crisi idrica ogni due o tre anni, non possiamo più comportarci come se la siccità fosse un'eccezione. Dobbiamo ragionare come se fossimo chiamati a prevenire l'emergenza tutto l'anno. Significa sapere quanta acqua abbiamo, dove si trova, come viene utilizzata, quanto possiamo accumularne e come possiamo distribuirla nel momento del bisogno. La gestione dell'acqua non può iniziare quando i fiumi sono già bassi e i campi sono già in sofferenza", ha sottolineato Bond.

Il riferimento per la programmazione è il “Quadro conoscitivo sui bacini in cui invasare la risorsa idrica, ad uso irriguo ed ecosistemico”, elaborato dalla Regione in collaborazione con ANBI Veneto e approvato dalla Giunta regionale. Il documento costituisce la base per la successiva progettazione degli interventi e per la loro candidatura alle diverse fonti di finanziamento.

"Il confronto con il mondo agricolo e con ANBI ci consegna una responsabilità precisa. Non partiamo da zero e non dobbiamo inventare oggi ciò che serve domani. Abbiamo già un quadro conoscitivo dei possibili bacini e un parco di progetti costruito negli anni insieme ai Consorzi di bonifica. Ora dobbiamo fare il passaggio successivo: individuare le priorità, trovare le risorse e trasformare i progetti in cantieri",  ha proseguito l'assessore.

Efficienza irrigua e gestione della risorsa

La strategia regionale si sviluppa su due direttrici: l'aumento della capacità di accumulo e il miglioramento della gestione della risorsa già disponibile.

"Gli invasi sono indispensabili, ma da soli non bastano. Dobbiamo contemporaneamente risparmiare acqua, rendere sempre più efficienti i sistemi irrigui, ottimizzare le derivazioni e gestire in maniera dinamica le disponibilità. La strategia deve essere doppia: nel breve periodo governare meglio l'acqua che abbiamo; nel medio e lungo periodo averne di più da accumulare e distribuire", ha spiegato Bond.

Il Tavolo dovrà inoltre favorire il coordinamento permanente tra agricoltura, Consorzi di bonifica, territori e istituzioni.

"Dobbiamo conoscere l'acqua prima di doverla cercare. Per questo il Tavolo dovrà mettere insieme competenze e interessi diversi. Agricoltura, Consorzi di bonifica, territori e istituzioni devono parlare tra loro durante tutto l'anno, non soltanto nel momento della crisi. E' l'unico modo per evitare che ogni siccità diventi una nuova emergenza e una nuova contrapposizione tra territori", ha aggiunto l'assessore.

Focus sulla montagna e sugli invasi esistenti

La strategia riguarda anche le aree montane, dove la disponibilità della risorsa idrica assume un'importanza crescente. La Regione indica la necessità di intervenire sugli invasi esistenti per aumentarne efficienza e capacità di accumulo, affiancando, dove tecnicamente possibile, la realizzazione di nuovi bacini.

L'obiettivo è creare un sistema in grado di conservare l'acqua nei periodi di maggiore disponibilità e renderla utilizzabile nei mesi più critici, distribuendo la risorsa senza concentrare il peso della scarsità su un singolo territorio.

"Non possiamo pensare di risolvere il problema semplicemente prendendo più acqua da dove ce n'è ancora.Dobbiamo aumentare la nostra capacità di conservarla. Ogni pioggia che oggi non riusciamo a trattenere è una risorsa che domani potrebbe mancare. Per questo dobbiamo lavorare sugli invasi, sui piccoli bacini, sul recupero delle strutture esistenti e anche sulla ricarica della falda. La vera sfida è passare dalla gestione dell'emergenza alla gestione della risorsa", ha concluso Bond.

Un quadro nazionale tra emergenza e prevenzione

La situazione del Veneto si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato da interventi sempre più orientati alla gestione preventiva della risorsa idrica.

Nelle precedenti settimane, la Regione aveva annunciato un investimento da 30 milioni di euro per rafforzare la sicurezza idrica, puntando sull’efficienza degli utilizzi, sull’ottimizzazione degli invasi esistenti e sulla realizzazione di nuove infrastrutture.

Sul bacino del Po, un’analisi del Laboratorio REF ha evidenziato invece la necessità di superare una gestione prevalentemente emergenziale attraverso regole preventive per l’allocazione dell’acqua, da attivare al superamento di determinate soglie di severità.

In Toscana, l’Autorità Idrica Toscana ha richiamato i Comuni alla necessità di sensibilizzare i cittadini a un uso prudente della risorsa, in considerazione delle temperature elevate e della prolungata assenza di precipitazioni, con l’obiettivo di tutelare le riserve e garantire la continuità del servizio idropotabile.

Misure più restrittive sono state adottate dalla Provincia autonoma di Bolzano, dove, a fronte della riduzione della portata dell’Adige sotto gli 80 m³/s, sono stati introdotti limiti agli usi dell’acqua, tra cui il divieto di irrigazione nelle fasce orarie più calde e turni di irrigazione almeno ogni tre giorni.

In Lombardia, l’intervento si è concentrato invece sulla disponibilità immediata della risorsa: un accordo con gli operatori idroelettrici ha garantito fino al 24 luglio circa 5 milioni di m³ d’acqua al giorno per l’Adda e 1 milione per l’Oglio, a sostegno dell’irrigazione agricola.

In Piemonte, infine, un deficit di precipitazioni fino al 44% e riduzioni delle portate dei corsi d’acqua fino al 67% hanno portato alla riapertura dell’Osservatorio regionale sull’emergenza idrica e all’attivazione di un tavolo specifico per il Lago Maggiore, con l’obiettivo di rafforzare il monitoraggio della disponibilità idrica.

Il quadro che emerge dalle diverse iniziative regionali evidenzia quindi un duplice fronte di intervento: da un lato le misure immediate per contenere i consumi e garantire gli usi prioritari, dall’altro la necessità di aumentare la capacità di accumulo, migliorare l’efficienza dei sistemi e programmare la gestione della risorsa in anticipo rispetto alle fasi di emergenza.