UE tra sicurezza energetica, clima e tutela dell'acqua: le principali decisioni del 2026

27 feb 2026
Nei primi mesi dell'anno l'Europa ha adottato misure chiave su vari fronti. Tra le novità: ridefinizione target climatici, revisione regolamento automotive, progressivo stop al gas russo, investimenti in idrogeno rinnovabile e aggiornamento degli standard delle acque. Ancora lontani, tuttavia, i target 2030-2040: necessarie ulteriori politiche mirate e strumenti regolatori efficaci. Articolo di Rossella Lettieri

Indipendenza energetica, decarbonizzazione industriale, infrastrutture e tutela della risorsa idrica: questi i principali interventi legislativi e finanziari messi in atto dall’Unione europea da inizio 2026, nel solco degli obiettivi tracciati dal Green Deal e dalla legge europea sul clima.

Le misure – che spaziano dal phase-out del gas russo al rafforzamento del CBAM, fino agli investimenti su idrogeno e reti energetiche – puntano al consolidamento dei target 2030-2040, accompagnato da strumenti di protezione della competitività europea e da una progressiva esternalizzazione delle filiere energetiche strategiche.

Le misure introdotte si inseriscono nell’architettura normativa definita dal pacchetto Fit for 55 e dalle più recenti revisioni della legislazione climatica, con un rafforzamento degli strumenti di protezione della competitività degli Stati membri.

Automotive: passo indietro sul divieto a motori termici dal 2035

Il primo intervento messo in campo, già alla fine del 2025, riguarda la revisione del regolamento sulle emissioni dei veicoli. La Commissione europea, con una decisione molto attesa dalla filiera, ha così attenuato il divieto totale dei motori termici previsto per il 2035. Il nuovo assetto stabilisce una riduzione del 90% delle emissioni di CO2 allo scarico rispetto ai livelli del 2021, anziché l’azzeramento completo precedentemente previsto.

Il restante 10% potrà essere compensato tramite un sistema di crediti, ottenibili attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni prodotto in Europa o mediante l’utilizzo di carburanti sostenibili, inclusi e-fuel e biocarburanti avanzati, permettendo così un approccio più graduale alla transizione.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la misura “un accordo equilibrato e pragmatico”, sostenendo che l’approccio italiano abbia contribuito a correggere misure ritenute penalizzanti per la competitività. Nei prossimi mesi, ha spiegato, l’Italia punterà a garantire la piena applicazione del principio di neutralità tecnologica, evitando oneri burocratici e limiti restrittivi per i biocarburanti anche oltre il 2035.

Soddisfatto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato i potenziali impatti occupazionali per il nostro Paese, quantificati in circa 70 mila posti di lavoro. Permangono, tuttavia, perplessità nell’industria automotive: Assogasliquidi-Federchimica e UNEM giudicano l’apertura della Commissione europea sui carburanti rinnovabili positiva, ma ancora insufficiente.

La filiera automotive resta uno dei settori maggiormente esposti alla convergenza tra obiettivi climatici, politica industriale e concorrenza globale.

Gas naturale: phase-out russo e diversificazione delle forniture

Il passaggio regolatorio più rilevante dei primi mesi dell’anno, a livello globale, è rappresentato dall’adozione, da parte del Consiglio dell'UE, del regolamento che introduce il divieto progressivo di importazioni di gas russo a partire dal 2026, nell'ambito di REPowerEU

Il provvedimento, adottato formalmente dai 27 Stati membri il 26 gennaio, prevede il blocco totale dal gennaio 2027 per le importazioni di GNL e dall’autunno 2027 per il gas via gasdotto. Prima dell’autorizzazione all’ingresso nel mercato UE, gli Stati membri dovranno verificare il Paese di produzione del gas, e il mancato rispetto delle norme comporterà ingenti sanzioni.

In tale contesto assumono rilievo crescente i ruoli di Stati Uniti (oggi primo fornitore di GNL all’UE) e Qatar, esentati dalla Commissione, insieme ad altri sei partner considerati “strategici e sicuri”, dagli obblighi di autorizzazione preventiva per le importazioni. La decisione mira a snellire le procedure doganali e a preservare la sicurezza degli approvvigionamenti senza compromettere gli obiettivi di sostituzione delle forniture russe.

Idrogeno: aiuti di stato tedeschi e investimenti in Egitto

Sul fronte dell’idrogeno rinnovabile, ai primi del 2026 la Commissione europea ha annunciato uno stanziamento di 124 milioni di euro a sostegno di progetti in Egitto, con l’obiettivo di sviluppare capacità produttiva destinata anche all’export verso il mercato europeo. L’iniziativa, tesa a rafforzare la cooperazione energetica nella regione, rientra nel Patto per il Mediterraneo e nella futura piattaforma T-MED.

Parallelamente è stato approvato alla Germania un sostegno pubblico da 200 milioni di euro per la produzione di idrogeno rinnovabile (RFNBO) in Canada. La Commissione ha valutato, infatti, il regime tedesco come necessario per facilitare la produzione di RFNBO e supportare le strategie UE (Clean Industrial Deal, strategia sull’idrogeno, REPowerEU), con effetto incentivante per i beneficiari.

Idrico: PFAS e tutela delle acque superficiali e sotterranee

All’inizio del 2026, l’Unione europea ha poi ribadito l’intenzione di rafforzare la protezione della risorsa idrica.

Da un lato, particolare attenzione è stata dedicata ai PFAS nelle acque potabili: la Commissione ha infatti introdotto l’obbligo per gli Stati membri, dal 12 gennaio 2026, di monitorare in modo armonizzato i livelli di PFAS, nonché di riferire eventuali superamenti dei nuovi valori limite, con interventi correttivi in caso di non conformità. 

Dall’altro, il Consiglio ha adottato la direttiva che aggiorna gli standard di qualità per acque superficiali e sotterranee, ampliando l’elenco degli inquinanti prioritari per includere pesticidi, prodotti farmaceutici, bisfenoli e PFAS, e rafforzando gli obblighi di monitoraggio e rendicontazione per gli Stati membri. 

Clima: target 2040, ETS2, CBAM e carbon leakage

Sul fronte climatico, il Parlamento europeo ha approvato le modifiche alla legge sul clima introducendo una ridefinizione del target al 2040, che dovrebbe collocarsi su una riduzione netta delle emissioni compresa tra il 90% e il 95% rispetto ai livelli del 1990.

Previsti margini di flessibilità per il raggiungimento dell’obiettivo: dal 2036, fino al 5% delle riduzioni nette potranno derivare da crediti internazionali di carbonio di alta qualità (2 punti percentuali in più rispetto alla proposta iniziale). Introdotta anche una maggiore flessibilità tra settori e strumenti ETS, per garantire riduzioni efficienti in termini di costi e salvaguardare la competitività UE, attraverso il rinvio di un anno dell’introduzione di ETS2, dal 2027 al 2028

Aggiornate, in parallelo, le linee guida sugli aiuti di Stato per compensare i costi indiretti ETS nei settori esposti a carbon leakage.

Prosegue inoltre la fase transitoria del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) dell’UE. La Commissione, all’inizio del 2026, ha proposto misure per rafforzare il CBAM, prevenendo l’elusione e ampliando dal 1° gennaio 2028 l’ambito a prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio. L’obiettivo è, oltre a rafforzarne il ruolo nella decarbonizzazione globale, garantire un'equa fissazione del carbon pricing e prevenire rilocalizzazioni produttive extra-UE.

Transizione energetica: evidenze statistiche e gap settoriali

Sul fronte statistico, i dati condivisi dall’Unione mostrano come la transizione energetica europea verso i target 2030 sia ancora disomogenea tra i diversi settori economici.

L’approfondimento ENEA per l'edizione 2025 dell'European Public Investment Outlook, dedicato alla transizione energetica, ha evidenziato infatti criticità legate ai prezzi dell'energia, al declino delle industrie energivore e al ritardo negli investimenti low-carbon rispetto agli obiettivi comunitari. Il comparto elettrico – si legge nello studio – continua a registrare le riduzioni più significative grazie alla penetrazione delle rinnovabili, mentre industria manifatturiera e trasporti presentano andamenti più disomogenei. 

La medesima dinamica emerge anche dai dati pubblicati da Eurostat relativi al terzo trimestre del 2025, nei quali la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra appare ancora insufficiente per allinearsi pienamente alla traiettoria necessaria per il 2030. Nel complesso, le evidenze statistiche e le valutazioni tecniche hanno sottolineato la necessità di ulteriore accelerazione di politiche settoriali mirate e di strumenti regolatori più efficaci per colmare il divario tra performance reali e obiettivi climatici vincolanti. https://www.watergas.it/it/News/enea-transizione-ue-target-2030

In definitiva, il gap di investimento stimato a livello europeo rimane significativo rispetto al fabbisogno coerente con la traiettoria Fit for 55.

Infrastrutture energetiche, cleantech e politica industriale

Sul piano infrastrutturale, infine, nell’anno corrente l'UE continua a investire sulla diffusione dell'idrogeno rinnovabile a supporto della decarbonizzazione industriale destinando – nell’ambito di un finanziamento da 650 milioni di eurooltre 176 milioni al potenziamento delle infrastrutture per l'idrogeno. Le sovvenzioni saranno distribuite in 8 progetti

Rafforzata inoltre la dimensione industriale mediante l’autorizzazione a un regime di aiuti tedesco da 3 miliardi di euro per tecnologie pulite (cleantech), con l’obiettivo di sostenere investimenti in batterie, elettrolizzatori, pompe di calore e componentistica strategica. 

Il coordinamento tra fondi europei e aiuti di Stato rappresenta uno degli elementi centrali della politica industriale europea del nuovo anno.

Considerazioni finali

Nei primi mesi del 2026, l’UE ha agito su più fronti – automotive, gas, idrogeno, acqua, clima e infrastrutture – integrando misure di sicurezza energetica, decarbonizzazione e competitività industriale. La sfida principale resta la piena attuazione dei target 2030-2040, che richiederà strumenti regolatori efficaci e politiche mirate per colmare i gap settoriali e garantire una transizione verde sostenibile e coerente a beneficio dei cittadini europei.

Articolo di Rossella Lettieri